Chiesa di Santa Maria della Catena

Il dinamismo di un’architettura frutto della mescolanza di più stili.

Descrizione

Storia

Edificata tra la fine del ’400 ed i primi del ‘500 la dove c’era già un’antica cappella votiva, la chiesa di Santa Maria della Catena era così chiamata perché si trovava ad una delle estremità della catena di ferro che chiudeva il vecchio porto al fine di impedire le incursioni nemiche, ma anche a memoria del miracolo avvenuto nell’agosto del 1392 per il quale tre palermitani che dovevano essere ingiustamente impiccati in Piazza Marina, legati dai propri carnefici all’altare dell’antica cappella nell’attesa che passasse un forte temporale intanto sopraggiunto, videro accolte le loro preghiere alla Madonna, la quale gli parlò liberandoli dalle catene.
Il progetto della chiesa è attribuito a Matteo Carnalivari, insigne architetto rinascimentale di cultura catalana.
In seguito al prolungamento sino al mare del Cassaro (oggi Corso Vittorio Emanuele) nel 1581, si creò un dislivello che fu colmato con una scalinata d’accesso.

Esterno

L’esterno della chiesa si presenta con un bellissimo loggiato tripartito da archi gotico-catalani posto in cima ad una scalinata, inizialmente realizzate a due rampe e poi modifica nella forma attuale.
Sotto il portico tre portali di accesso rinascimentali con i bassorilievi (XVI sec.) attribuiti ad Antonello e al figlio Vincenzo Gagini. In quello centrale, la raffigurazione della Vergine con in braccio un bambino che tra le mani stringe una catena.

Interno

All’interno della chiesa si mescolano più stili architettonici: le tre navate di architettura normanna hanno archi più bassi rispetto a quelli in stile gotico-catalano, a sesto acuto, che si trovano nel doppio transetto.
I capitelli delle colonne furono scolpiti dai Gagini.

A seguito dei bombardamenti dell’ultima guerra, fu danneggiata la navata sinistra, in seguito ricostruita. Nella navata di destra, invece, si aprono quattro cappelle.  

La prima cappella è dedicata a Santa Brigida e ospita al centro una tela del XVII sec. attribuita al pittore trapanese Andrea Carreca che raffigura la santa in gloria, mentre ai lati e sul soffitto dominano degli affreschi risalenti al XVIII secolo ed eseguiti da Olivio Sozzi (1690-1765) che raffigurano la Vergine che incorana S. Brigida (sinistra), il Cristo che mostra il suo costato insanguinato (destra) e la Santa in gloria (alto).

La seconda è la Cappella dedicata alla Madonna della Catena e corrisponde alla cappella votiva su cui fu edificato il resto della costruzione della chiesa. In corrispondenza ad essa, sull’altro lato, si trova la porta, oggi chiusa, che costituiva l’antico l’ingresso.
L’affresco che caratterizza la cappella risale al XIV sec. ed è quello al quale i prigionieri chiesero la grazia. In esso è raffigurata la Vergine che allatta il Gesù bambino ed è riemerso dopo il restauro del 1990 che ha eliminato il dipinto che vi era sovrapposto e del quale sono conservate le parti laterali dell’affresco stesso. L’iconografia originaria fu proibita dopo il Concilio di Trento della seconda metà del Cinquecento. La particolarità del dipinto sono le caratteristiche maschili adulte nel volto del bambino, secondi i canoni tipici bizantini che credevano in un Cristo già saggio e maturo sin dai primi giorni di vita.
Ad incorniciare l’affresco, il baldacchino realizzato in porfido di alabastro.
Ad impreziosire ancora la cappella, le sculture dei Gagini che raffigurano Santa Barbara, Santa Margherita e due delle antiche patrone di Palermo Oliva e Ninfa.

La Cappella della Madonna delle Grazie è la terza cappella e fu magistralmente decorata dalle opere di Antonello e Vincenzo Gagini. Dei Gagini è l’altare marmoreo con il rilievo della “Crocifissione”; sopra di esso, la predella con i rilievi “La consegna della chiavi a Pietro” a sinistra, e “La conversione di Paolo” a destra.
Di scuola gaginiana anche l’edicola con l’ “Incoronazione della Vergine” (XV sec.). Quest’ultima proviene dalla demolita chiesa di San Nicolò alla Kalsa, fortemente danneggiata dal terremoto del 1823, e conserva ancora i residui dei colori classici della tradizione mariana (oro e azzurro) con cui era originariamente decorata.
Furono, invece, realizzate nella seconda metà del ‘700 le cornici, i puttini e gli stucchi. Di questo periodo anche gli affreschi di Olivio Sozzi che raffigurano sulla pareti i due santi Pietro e Paolo, e sulla volta il Cristo che li benedice.

La quarta è la cappella della Natività con al centro la tela del XVII secolo “Natività con Adorazione dei Pastori” (XVII sec.) di un ignoto autore, probabile imitatore del Caravaggio per l’uso che fa delle luci. Sulla parete destra si trova l’affresco “La strage degli innocenti” mentre, sul lato opposto, una particolare raffigurazione del Cristo circonsiso, rara espressione di un rito ebraico all’interno di un contesto cattolico.

Tutto intorno al transetto si trovano dei monumenti funerari seicenteschi, ad eccezione di un sarcofago del primo secolo.

Dettagli

Piazza delle Dogane
90133 - Palermo
Tel. 091 6077111

Orario

Tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00

Ingresso

Intero euro 2,50
Ridotto euro 1,50