Oratorio del SS. Rosario in S. Domenico

Una splendida galleria di opere artistiche

Descrizione

Storia

L'oratorio del Rosario di san Domenico fu edificato a partire dal 1574 per volere della prestigiosa Compagnia del SS. Rosario in San Domenico (ne facevano parte facoltosi mercanti e celebri artisti tra cui Pietro Novelli e Giacomo Serpotta) su progetto dell’architetto Giuseppe Giacalone.
Nel 1627 fu realizzato il presbiterio, mentre verso la fine del ‘700 fu rifatto il prospetto su progetto di Vincenzo Fiorelli.

Interno

In questo oratorio si fondono in armonioso equilibrio pittura e scultura le quali si integrano l’un l’altra in un gioco di rimandi allegorici.

Le quattordici splendide tele poste sulle pareti relative ai Misteri del Rosario furono realizzate nel ’600 da insigni pittori siciliani e stranieri.
Sulla parete sinistra le tele che trattano i Misteri Gaudiosi: l’Annunciazione di Giacomo Lo Verde (scolaro del Novelli), la Visitazione di Guglielmo Borremans, la Natività attribuita a Geronimo Gerardi, la Presentazione di Gesù al Tempio di ambito fiammingo, Gesù tra i Dottori di Pietro Novelli.
Sulla parete destra i Misteri Dolorosi: l’Orazione nell’orto di anonimo di scuola napoletana, la Flagellazione di Matthias Stomer, la Coronazione di spine e la Salita al Calvario di ignoto di scuola fiamminga, la Crocifissione copia sull’originale di Antoon Van Dyck.
Sulla parete d’ingresso sono i Misteri Gloriosi: la Resurrezione, l’Ascensione di scuola del Novelli, la Pentecoste di Pietro Novelli, e l’Assunzione di Luca Giordano.
Al posto del seggio dei Superiori è posto il quadro di Santa Caterina d'Alessandria mentre il quinto Mistero Glorioso, quello dell’Incoronazione della Vergine, fu dipinto dallo stesso Novelli al centro della volta.

Con l’obiettivo di esaltare il significato teologico delle tele, intorno al 1714-1717, fu commissionato a Giacomo Serpotta la realizzazione di un apparato decorativo. La fastosa opera del Serpotta amplifica i significati simbolici e narrativi delle pitture verticalmente ed orizzontalmente nello spazio.
Tra le finestre, in asse con le tele, il Serpotta pone degli ovali a rilievo con la rappresentazione di episodi dell’Apocalisse e due dell’Antico Testamento.
Gli ovali di sinistra, guardando l'altare, rappresentano: Gli eletti adorano l'Onnipotente, l’Adorazione dell' Agnello, Visione della donna che sconfiggerà la bestia, Il Redentore con la Tiara, La Città Santa. Gli ovali di destra, sempre guardando l'altare, rappresentano: L'angelo porge l'Apocalisse a San Giovanni, Lucifero incatenato dall'angelo, Gli anziani adorano il Redentore, Gli angeli segnano la fronte delle donne, L'Agnello e il libro dei sette Sigilli. Nella controfacciata: La scala di Giacobbe a destra, Abacuc trasportato dall'angelo a sinistra.

Tra le tele, nelle nicchie, il Serpotta realizzò le statue allegoriche raffiguranti le Virtù, che riflettono nelle pose aggraziate e nei raffinati drappeggi delle vesti, il perfetto ideale della bellezza femminile del gusto rococò francese dell’epoca.
Sulla parete sinistra, guardando l'altare, sono: la Carità, l'Umiltà, la Pace, la Purezza e, davanti all'arco trionfale, la Sapienza. Sulla parete destra, sempre guardando l'altare, sono: l'Obbedienza, la Fortezza, la Pazienza, la Mansuetudine e, davanti all'arco di trionfo, la Giustizia. Sulla controfacciata stanno a sinistra la Vittoria, a destra la Liberalità, e all'interno del presbiterio, infine, sono le statue della Divina Provvidenza a sinistra, e della Grazia Divina a destra.

A completare il ricco apparato decorativo, un’esplosione di putti in fantasiosi e raffinati giochi.
La rappresentazione della serpe, con la quale il Serpotta si firmava traendo ispirazione dal proprio cognome, è visibile nel fusto della colonna su cui poggia il braccio l’allegoria della Fortezza.

Il presbiterio è delimitato da un elegante arco trionfale riccamente decorato: al centro un tripudio di putti, di cui uno a grandezza naturale scrive la dedica dell’Oratorio alla Vergine del SS. Rosario.
Sullo sfondo, l’altare in marmo realizzato da Gioacchino Vitagliano e, sopra questo, la grandiosa tela del 1628 che i confrati commissionarono nel 1624 al celebre pittore fiammingo Anton Van Dyck dopo che Santa Rosalia divenne la nuova patrona della città, avendo salvato Palermo dalla peste.
La tela costituisce il maggior capolavoro religioso dell’artista e rappresenta la Madonna nell’atto che porge il Rosario a San Domenico, alla presenza di S. Caterina da Siena, di San Vincenzo Ferreri e delle quattro Sante Patrone di Palermo (Agata, Oliva, Cristina, Ninfa). Santa Rosalia è ritratta al centro, dietro la figura di un bimbo che si tappa il naso per via del cattivo odore che sale da un teschio simbolo della peste.

La doppia cupola dell’abside è magnificamente decorata. Nella cornice, la rappresentazione di un gruppo di dame e cavalieri a mezzo busto costituisce, si ipotizza, l’effige del Serpotta (al centro insieme al figlio) e dei suoi familiari.

Sui lati dell’aula, su mensole finemente scolpite, le panche lignee seicentesche su cui sedevano gli appartenenti alla Compagnia del SS. Rosario.

Dettagli

Via dei Bambinai 2
90133 - Palermo
Tel: 091 332779

Orario

Orario invernale (Nov - Mar)
Da Lun a Sab dalle 9:00 alle 14:00

Orario estivo (Apr – Ott)
Da Lun a Sab dalle 9:00 alle 18:00

Ingresso

Intero euro 6,00 (il biglietto permette la visita degli oratori di Santa Cita e del SS. Rosario in San Domenico)
Ridotto euro 5,00